Ho indossato maschere tranne che a Carnevale di Patrizia Marchi: Un libro autobiografico crudo, una resa dei conti
HO INDOSSATO MASCHERE TRANNE CHE A CARNEVALE
di Patrizia Marchi
Europa Edizioni, aprile 2025
«Ho spesso tenuto tutto dentro di me, gli altri non dovevano saperlo, potevano prendermi per pazza. Il mio sorriso non è mai scomparso dalla mia bocca, ma nessuno sapeva cosa si agitasse dentro di me. La mia maschera costruita in anni di lavoro funzionava.»
Ho indossato maschere tranne che a Carnevale è un romanzo autobiografico della esordiente Patrizia Marchi, docente nata e cresciuta nella Bassa Pianura Padana. Un libro crudo, una resa dei conti implacabile del passato dell'autrice, ma anche un risveglio del suo essere donna e un ricongiungersi con il suo Io più profondo, seppellito per anni da doveri e responsabilità.
Un'autobiografia dalla cifra stilistica poco romanzata, in cui l'Io narrante si discosta dalle proposte editoriali, dove in genere lo scrittore gioca con l'autofiction creando specchiature con il personaggio principale. Patrizia si descrive e narra la sua vita, privandosi di sovrastrutture e maschere. L'autrice per la prima volta si denuda non entrando in spirali di sentimentalismi, ma affrontando le vicissitudini gioiose e gravose che ha vissuto, con tanta pragmaticità, facendo emergere dalla narrazione l'emotività con una prosa diretta e colloquiale.
La sensazione che si prova durante la lettura è quella di una sorta di apertura tipica di quando si incontra uno sconosciuto, in cui la mancanza di intimità, che potrebbe esserci con un amico, non è un freno inibitore per una confidenza. Il lettore è il confidente su una panchina a un parco che ascolta Patrizia, narratrice sincera della sua vita.
L'autrice scompone il testo alternando la trama ai suoi testi poetici,
fin nelle viscere,
le attorciglia,
poi sale
fino alla gola,
la stringe.
ma inserisce anche capitoli "sogno" che, con nebulosità, manifestano un Io ancora più profondo. Interessante leggere la versatilità delle due prose: se nello svolgimento della trama la prosa è controllata, nelle parti relative ai sogni diventa sicuramente più morbida e lirica.
Nata con una paresi infantile a un braccio, l'autrice lotta per tutta la vita, dalla emancipazione, allo studio, all'indipendenza economica, alle difficoltà della relazione con il marito, alla responsabilità di crescere due figli gemelli senza aiuti, fino a preservare a ogni costo la loro serenità anche a danno della sua.
«Ero solo sensibile, sentivo il dolore degli altri e, tante volte, me ne appropriavo. Ma questa non è l'unica causa della malattia, che è molto subdola e complessa.»
La vita in un piccolo paese di campagna è la cornice di questo romanzo genuino, in cui l'amore per i propri genitori, Marco e i figli, prevale su tutto, ma è anche una gemma di rinascita per Patrizia, che togliendosi finalmente anche l'ultima maschera ritrova se stessa, nel grandissimo potere delle parole.
Di Caterina Incerti

