I venti di Mario Vargas Llosa: la resistenza dell'individuo contro le strutture sociali
I VENTI
di Mario Vargas Llosa
Mario Vargas Llosa non ha bisogno di particolari presentazioni: scrittore peruviano naturalizzato spagnolo recentemente scomparso, insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 2010 è stato protagonista insieme ad Octavio Paz, Julio Cortàzar, Gabriel Garcia Marquez, Carlos Fuentes e Isabel Allende, a quella corrente letteraria, chiamata Boom latino americano.
I temi che hanno sempre distinto e caratterizzato i romanzi e i testi in generale di Llosa sono la profonda conoscenza delle strutture della società, l'esplorazione costante dei centri di potere e delle loro conseguenti resistenze individuali. Lo scopo dello scrittore è sempre stato quello, attraverso la finzione letteraria, di creare un legame tra lettore e la realtà contemporanea circostante.
Questo accade anche in I venti, racconto lungo postumo pubblicato da Einaudi.
In una Madrid surreale a tratti quasi distopica, un anziano afflitto da "venti" fisiologici inopportuni, immerso in una fragile e sottile routine, fatta solo di qualche breve passeggiata e incontri con il suo ultimo amico Osorio, improvvisamente, vaga smarrito nella capitale, qualche istante prima si ricordava dove abitasse e ora, confuso, non ricorda più il suo indirizzo di casa. Da questo momento inizia per lui un viaggio senza meta per le vie della città che, pare ai suoi occhi, labirintica e sfuggevole, ma non solo, si avvia per lui un processo mentale di riflessioni sul suo passato sfuocato e sulla per lui deludente, realtà creata dalle nuove generazioni.
Il protagonista è il pretesto, è l'espediente narrativo per denunciare la trasformazione del mondo contemporaneo, "i venti" sono la metafora per concretizzare la fragilità dell'anziano e la sua esclusone dalla società. Nello smarrimento angoscioso di vagare nella sua città che, negli anni è diventata per lui, sempre più ostile, nel ricordare a tratti la moglie di cui si era molti anni prima separato, nel ripercorrere il perimetro dei ricordi della circonferenza del cerchio della sua vita, l'anziano denuncia con lucido sarcasmo, un mondo che a stento non riconosce più.
Llosa quindi, attraverso il personaggio da lui ideato, contesta la graduale perdita della liberta individuale segnata dalle più stringenti regole e leggi della società moderna, segnala la rinuncia collettiva ad una cultura di qualità in favore alla forma più popolare dell'intrattenimento.
«A volte penso che, senza rendermene conto, ciò che accade intorno a me mi contamina, e non so più distinguere davvero tra ciò che è cultura e ciò che ne fa le veci nel mondo assurdo in cui viviamo oggi.»
L'anziano si sente tradito senza rendersi conto che vista l'età, a sua volta, deve aver contribuito negli anni allo sfacelo sistemico, invece si erge solo a testimone e a sconfitto spettatore. Le librerie sono scomparse, i cinema pure, imperversano gruppi che hanno trasformato la religione in adepti che seguono regimi alimentari settari e dittatoriali. Regna la menzogna collettiva e l'individualismo distrugge quella rete di sostegni spontanei che dovrebbero instaurarsi in una collettività.
La società è passata dall'ignorare a giudicare senza intervenire e i disturbi fisiologici del protagonista, il suo lento abbandonarsi durante il suo oblio mentale, ne sono lo specchio.
Una luce però improvvisamente si accende, l'indirizzo di casa appare ora nitido nella mente dell'anziano, e ora, può ritornare in quel luogo sicuro, lontano dal mondo, pulirsi da sporco della vita, chiudersi definitivamente all'incomprensione.
La prosa di Llosa, asciutta e affilata, non solo è utilizzata come strumento per narrare storia di finzione, ma è un'arma di denuncia sociale. Al contrario delle regole imposte negli ultimi anni in letteratura, questo breve romanzo ha argomenti politicamente scorretti e quindi a loro modo veri.
Llosa, vinse il Premio Nobel per il suo modo di denunciare le rivolte e le sconfitte dell'individuo, e questo libro postumo, ne a oggi, una ulteriore conferma.
«In che regime viviamo oggi? Non è dato saperlo, ma di certo viviamo nella menzogna sistematica.»
Di Caterina Incerti


