La ballerina di Patrick Modiano: Un viaggio su note oniriche e misteriose tra le vie di Parigi
LA BALLERINA
di Patrick Modiano
Patrick Modiano, Premio Nobel del 2014, insignito con la seguente motivazione: "per l'arte della memoria con la quale ha evocato il destino umano più inafferrabile e fatto scoprire il mondo vinto sotto l'occupazione", esce in libreria con La ballerina, un romanzo breve in cui il perno gravitazionale della narrazione vortica intorno al tema a lui famigliare della memoria.
«Ed ecco che un istante del passato si insinua nella memoria come un lampo di luce che giunge da una stella creduta morta da tempo.»
Dai recessi della memoria di uomo in là con gli anni, improvvisamente, zampillano nitide reminiscenze: il volto, il colore dei capelli, il corpo aggraziato e flessuoso di lei; la protagonista di questo libro, la ballerina. Non conosceremo mai il nome di questa ragazza, sapremo il luogo in cui passa gran parte del suo tempo, il nome dei suoi insegnanti, perfino che è madre del piccolo Pierre, ma di lei conosceremo solo il soprannome e l'aura di mistero che l'avvolge, creata alla perfezione come la più sublime delle coreografie.
Anche il narratore di questa storia non ha un nome, sapremo pochissimo di lui, conosceremo la sua professione di scrittore rilegato alla correzione di testi, intuiremo la tenera dedizione con cui si prende cura di Pierre e l'indefinibile rapporto che lo lega alla ballerina.
Modiano con la sua prosa inconfondibile, pulita, a volte lirica, trasforma trame essenziali in percorsi atti a svelare gli intricati misteri delle relazioni. Due piani di enigmi comunicano tra di loro nella narrazione e l'uomo, oltre a interrogarsi sul motivo del suo ricordare repentino, cerca di rievocare e rivelare i segreti della ballerina, gli avvenimenti avvenuti più di cinquant'anni prima.
Chi è il padre di Pierre? Quali erano i fantasmi che braccavano la ragazza? Perché tutti i suoi amici la proteggevano?
I viaggi della memoria hanno destinazioni imprevedibili ma i ricordi, quelli più intensi, hanno sempre il sapore dell'eternità.
«E finivo per convincermi che eravamo noi, perché le stesse situazioni, gli stessi passi, gli stessi gesti si ripetono nel tempo. E non vanno persi, ma vengono iscritti per l'eternità sui marciapiedi, le pareti e gli atri della stazioni di questa città. L'eterno ritorno dell'uguale.»
Non vi è nulla di più impalpabile dell'impercettibilità di fatti avvolti dal mistero e la ballerina, nella sua grazia, è una perfetta metafora per amplificare le suggestioni create da Modiano e rese ancora più teatrali dalla cornice parigina scelta per questa storia.
Chi conosce l'arte della danza apprezzerà la devozione con cui lo scrittore ha descritto il sacrificio di plasmare un corpo per farne uno strumento espressivo artistico; le ore di allenamento e di studio, la disciplina interiore, la razionalità, unita alla tecnica e alla capacità interpretativa; riconoscerà nomi di importanti ballerini e coreografi, come Béjart, Margot Fonteyn, Nureev, Jorge Donn; individuerà Repetto, azienda francese fornitrice ufficiale delle scarpe da punta del corpo di ballo del Teatro dell'Opera di Parigi, oppure gradirà l'uso della terminologia francese, codice internazionale usato per denominare i passi di danza.
«Il ballo è una disciplina che ti permette di sopravvivere.»
Non solo, è interessante leggere come Modiano ha contrapposto le due forme artistiche, professioni dei due protagonisti, la scrittura e la danza.
«Eppure, fin da allora, ero convinto che la letteratura fosse anch'essa un esercizio difficile come la danza, ma sotto un'altra forma.»
Il vincitore del Premio Nobel ci consegna una storia che danza su note oniriche e misteriose e che cerca di afferrare la vera essenza della memoria; un dedalo di ricordi, di dimenticanze, di omissioni, di rivisitazioni e di revisioni.
Di Caterina Incerti


