Ciao Saša! di Dmitrij Danilov: l'attesa della morte come la più disumana delle condanne


CIAO SAŠA!

di Dmitrij Danilov
Voland, Luglio 2025

Traduzione a cura di Valentina Colafati

pp. 182
€ 18,00 (cartaceo)
€ 8,49 (ebook)

«Sergej Petrovič, mio caro, ma non si intestardisca su questo 'mi giustizieranno'?! Prima o poi moriremo tutti. Perché struggersi tanto.»

A volte capita che a una fiera dell'editoria indipendente ci si prenda il tempo di ascoltare i consigli di un editore, acquistare un romanzo dalla trama insolita, tornare a casa con la mente già imbrigliata a sgranare le parole della sinossi, accompagnati da quell'euforia tipica di possedere la certezza che quel libro consigliato, alla fine, ti stupirà. È accaduto con Ciao Saša! di Danilov, un romanzo che utilizza con molta saggezza l'espediente narrativo della distopia per amplificare e far riecheggiare il rapporto umano e divino con la morte.

In un futuro prossimo, per contrastare la corruzione di una Russia ormai flagellata da questo fenomeno, viene introdotto un regime di Umanizzazione Totale; la pena di morte è stata ripristinata per i reati di natura economica e morale, per far sì che gli illeciti non gravi siano puniti dalla società che non accetterà mai più trasgressioni. Per i crimini efferati vi è già la più terribile delle pene, la morte morale, l'autocondanna. 

Sergej Petrovič, filologo, professore universitario, sposato, uomo colto e ammirato, trasgredisce, si intrattiene in un rapporto intimo e carnale con una sua studentessa minorenne, consenziente, e innamorata di lui e, per questo, finisce nel Kombinat, un penitenziario che assomiglia, più che a un carcere, a un albergo dotato di ogni tipo di comfort, ma a Sergej spetta la condanna più grave, la pena di morte.

Ma la punizione più crudele nel Kombinat è quello di non sapere quale sarà il momento in cui si verrà giustiziati. Ogni detenuto si alza ogni mattina con la certezza che dovrà percorrere un lungo e freddo corridoio, non sapendo se mai ritornerà nella sua cella; Saša, la mitragliatrice posta nel corridoio, è sempre pronta a sparare. Ma quando?

«...quella vecchia usanza inglese per cui i condannati condotti al patibolo veniva concesso di fermarsi in ogni bettola lungo la strada per farsi un bicchierino. Non è un atto di misericordia. In fondo, è solo un modo per torturarli di più.»

Mentre Sergej, Serëža, è in stato detentivo il mondo intorno a lui va avanti, la moglie e la madre gli infliggono un castigo ancora più disumano, lo considerano già morto, perché presto o tardi succederà e lui è già un fantasma per loro, un ricordo. 

«Si., ma è come se non esistessi. Capisci? -Ma ci sono. Sono qui. -Ma in un certo senso, il più importante: tu non ci sei. Ti hanno giustiziato. Anche se non la vedi così.»

Serëža condivide quindi il suo tempo con altre persone. Il Kombinat, infatti, mette a disposizione degli sportelli di ascolto con i rappresentanti di ogni tipo di religione e con una sociologa, ma non solo, è dotato di internet. Il professore prova dunque a proseguire la sua attività di insegnante ma senza successo, la curiosità degli studenti è troppa. Sergej inoltre commette l'imprudenza di raccontare e sfogarsi della sua condizione sui social, incappando in un altro tipo di condanna, quella mediatica.

Il romanzo è un concentrato di spunti filosofici sul tema della morte e della relazione che noi abbiamo con essa. Senza mai inciampare in facili moralismi, Danilov riesce a condensare la visione della sociologia moderna, della teologia, ma soprattutto introduce una riflessione: la necessità di uno studio nuovo e concreto dei comportamenti psicologici degli utenti sui social. 

I comportamenti paradossali della società, il surreale esistente mai portato allo stremo, sono i punti di forza di questo romanzo dai dialoghi impeccabili. Non è un caso che il testo sia diventato uno spettacolo teatrale. Gli scambi sono vibranti, ironici, contradittori e quindi perfettamente logici. 

Il dileggio dei dialoghi scarica quei momenti intimi perturbanti che affronta il protagonista restituendo una coralità stratificata e diversificata dei personaggi satelliti.

La morte per il protagonista può essere vicina o lontana, la precarietà diventa una zona grigia, una terra di nessuno in cui si rischia di perdersi quando invece la vita scorre indipendentemente dal fatto che si aspetti o meno che si verifichi un evento.  

Le pagine riflessive di questo romanzo ci accompagnano alla riscoperta dei grandi temi che, a volte, nell'attuale narrativa contemporanea, rischiano di smarrirsi. 

«Pertanto, l'unica cosa che posso suggerirle è di riflettere sul fatto che la sua situazione, in fin dei conti, non è così diversa da qualsiasi altro essere umano.»

di Caterina Incerti