Mia nonna e il Conte di Emanuele Trevi: un nuovo racconto intimo tra memoria e amore


MIA NONNA E IL CONTE

di Emanuele Trevi

Solferino, settembre 2025


pp. 111
€ 15,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

«Arriva quel momento della vita in cui le storie ti restano in mano come il cerino del proverbio, che tu le abbia capite bene o no sei rimasto l'unico in grado di raccontarle prima che il buio universale della dimenticanza le inghiotta per sempre.»

Un'altra pagina della vita di Emanuele Trevi, Premio Strega 2021, viene portata alla luce in Mia nonna e il Conte; una storia gentile, un acquerello armonioso che racconta principi pressoché perduti, un romanzo leggero in apparenza ma chi apprezza Trevi sa che è un autore elegante e un abile prestigiatore, capace di trasformare tratti di vita come autentici canali per raccontare l'umanità nella sua più semplice materializzazione e manifestazione.

Mia nonna e il Conte è un racconto intimo, discreto, nessun colpo di scena, niente forzature per rendere attuale, accattivante o perturbante una possibile trama, no, l'efficacia di questo romanzo ha il profumo di valori dimenticati, una cornucopia ricolma di quelle piccole o edificanti semplicità che sono legate a una saggezza obliata; il non contemporaneo diventa quindi urlo ribelle nella cacofonia della moltitudine.

«..sarebbe stupido basarmi sui nostri attuali criteri di benessere sentimentale, fondati su un miscuglio di canzonette di Sanremo, psicoanalisi per le masse e polpettoni natalizi visti al cinema. I nostri antenati si accontentavano più facilmente - e non erano scemi. Accettavano dosi per noi intollerabili di noia, considerata come la mollica nel pane della vita, se mi si perdona l'espressione un po' barocca.»

L'opera è una fusione di memorie di Trevi quasi tutte incentrate sulla figura della nonna Peppinella, e delle sue due "dame di compagnia" Delia e Carmelina; la prima parte infatti è dedicata a loro e al legame dello scrittore con la terra calabra e con le origini della sua famiglia. Il ricordo che tratteggia Trevi della nonna è a dir poco suggestivo, una dea ancestrale, dotata di autorevolezza, di una eleganza e "aristocrazia" innata.

«Il tipo di aristocrazia che sto tentando di descrivere ha poco a nulla a che vedere con il censo e l'eventuale livello di istruzione. Le oscure, purissime sorgenti della forza di mia nonna erano inviolabili e insindacabili, frutto di tradizioni ancestrali come istinti.» 

Ormai in età avanzata, per un puro caso del destino, la nonna incontra un Conte studioso della Casata dei Borbone. Quest'ultimo deve necessariamente ogni giorno attraversare il giardino di Peppinella. Con la grazia e il rispetto di allora, il Conte chiede la possibilità di superare il piccolo regno di questa donna, ed è in questa circostanza che i due iniziano a godere della compagnia reciproca.

Un legame si crea tra di loro, fatto di parole, basato sulla spontaneità dell'ascolto, sull'eleganza dei gesti, su genuine cortesie e premure.

Gli interessi di uno e dell'altra iniziano ad amalgamarsi, ogni discorso intavolato è arricchimento reciproco. Un discorso sulla Casata dei Borbone non è più interessante o valevole di un'ispezione nella trama intricata di una puntata della soap opera Beautiful. Quello che conta è nutrirsi a vicenda, assaporando il lento scorrere delle giornate.

«Sono i riti, le regole, l'esercizio appropriato della cortesia a fare di un luogo un luogo, che di per sé non sarebbe altro che un nome sbiadito, un frammento di nulla nella nullità del mondo.» 

Con la compattezza e la completezza della sua prosa distinguibile Trevi ci offre un ulteriore tassello della sua vita, ricordi che non dovevano essere dimenticati, un tratto di cammino di due persone avulse dalla contemporaneità come appare oggi, cieca e sorda. 

«Per me, la letteratura e il giardino di mia nonna sono rimasti due concetti totalmente equivalenti -se vogliamo, come due maschere di qualcosa di ulteriore e inesprimibile.»

Di Caterina Incerti