Piccole cose da nulla di Claire Keegan: il Natale che svela la forza delle scelte


PICCOLE COSE DA NULLA
di Claire Keegan

Einaudi Editore, novembre 2022

Traduzione a cura di Monica Pareschi

pp. 104
€ 13,00 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)

Se a diversi scrittori si chiedesse se possa essere semplice modificare la misura della loro narrazione, sono convinta che risponderebbero più o meno tutti alla stessa maniera. La cifra stilistica di un autore comprende anche la forma in cui predilige raccontare e nel caso di Claire Keegan, di tre libri all'attivo, è la forma breve. Paragonata alla collega canadese Alice Munro, i libri dell'autrice irlandese difficilmente superano le cento pagine. 

Per anni questa forma è stata bistrattata e snobbata, ma nella vita quotidiana, nel caos che spesso la anestetizza, approcciarsi a un romanzo breve in un momento di concentrazione, leggere un libro raccolto ben congegnato, può essere il giusto modo per godere appieno della letteratura. 

Piccole cose da nulla, il secondo romanzo dell'autrice, narra uno spaccato di vita di Bill Furlong, uomo onesto dai gesti puri che conduce una vita dedicata alla famiglia e al suo lavoro. Bill consegna per le fattorie e villaggi limitrofi della sua cittadina torba, carbone e legna. Questo mestiere lo svolge da sempre, con impegno, al fine di poter permettere alle sue figlie una buona istruzione ed esaudire con molti sacrifici i loro piccoli desideri.

Bill è un uomo con un passato da scoprire, con un infanzia particolare, orfano di padre, mai stato riconosciuto, viene cresciuto dalla madre che lavora come domestica presso una signora abbiente che lo segue nella sua educazione emotiva a una rispettosa distanza imposta dalla differenza sociale.

Il passato di Bill irrompe come fotografie a volte nitide e a volte sbiadite nella narrazione; nelle fredde sere irlandesi, nel tepore del salotto di casa riscaldato con la stufa, in un clima di festa per le festività natalizie imminenti, in quel agglomerato di piccole cose da nulla, i ricordi del protagonisti si fanno sempre più chiari. 

«Dopo un po' si riscosse e giunse alla conclusione che niente accadeva mai due volte: ognuno ha a disposizione giorni e possibilità che non torneranno più. E non era forse meraviglioso starsene fermi in un punto e lasciare che il presente per una volta ci ricordasse il passato, per quanto doloroso, invece di scrutare continuamente il meccanismo dei giorni e i guai a venire, che forse non sarebbero nemmeno arrivati?»

L'innesco per la piena comprensione della sua infanzia avviene durante una consegna di lavoro. Bill entra nel convento delle suore del paese e lì è testimone di quello che realmente succede all'interno delle mura. Troppe giovani delle famiglie del paese vi entrano senza mai più far ritorno a casa.

Scritto con una prosa essenziale e coinvolgente, l'autrice con poche parole raggiunge buoni picchi di profondità nella caratterizzazione del personaggio, creando aloni di atmosfere cupe che portano la narrazione ad avere la giusta tensione nelle parti dedicate all'analessi. 

Dal libro è stato tratto il film Small things like these (Piccole cose come queste), che vede nel ruolo di Bill Furlong Cillian Murphy, in un'interpretazione molto intimistica e toccante. La sua espressività e la sua fisicità esaltano la sensibilità alla vita del personaggio creato dalla Keegan.

Questo piccolo romanzo è stato paragonato ai racconti di chi ha generato questo stile narrativo: Anton Cechov, stile che poi negli anni e nelle generazioni altri scrittori hanno ibridato creando la forma del romanzo breve e racconto lungo. Alcune descrizioni, quell'atmosfera di paese sotto una coltre di neve in un periodo di festa, le temperature rigide, l'inquietudine di alcuni personaggi, sono elementi che possono ricordare, in parte, il lascito letterario del grande Maestro del racconto.

Di Caterina Incerti