Undici-Non dimenticare di Andrej Longo: racconti tra ferocità e speranza
Questa nuova raccolta, legata idealmente a quella precedente, differisce per la scelta dei protagonisti; in Undici, Longo libera e scatena la voce di personaggi femminili dando a loro la possibilità di cantare in differenti tonalità. Sentiremo voci forti, deboli, speranzose, disilluse, combattive, rinunciatarie, ma sempre vere, reali, e contemporanee.
I personaggi dei racconti sono eterogeni, per età, cultura ed estrazione sociale, immersi nella ambientazione tipica dell'autore, una Campania cruda, vivida e suggestiva; lottano per affermarsi, si scontrano contro rigidi e immutabili modelli sociali, soccombono, si piegano e desistono, ma alcune volte danno prova, con una forte e lucida spinta di innovazione, di possedere la consapevolezza della realtà circostante.
Capita raramente in un libro di racconti di trarre piacere e godimento da ogni testo della raccolta, ma nel caso di Longo, come lo era stato per Dieci, ogni narrazione è una stoccata di umanità feroce che scuote l'animo del lettore per le sue verità intrinseche.
L'autore ci ha abituati alla sua riconoscibile cifra stilistica che ha la prerogativa di creare narrazioni trascinanti. L'uso consapevole e sicuro del vero show dont'tell della grande letteratura del Novecento: storie che parlano, niente spiegazioni, sono le azioni che differiscono e caratterizzano i personaggi; ed è così che avviene in questi racconti.
Conosciamo una bambina che non comprende e non vuole accettare che un uomo, ai suoi occhi solo prepotente, posizioni una sedia tutta sgangherata sotto casa per tenere libero il posto per parcheggiare la sua auto. Quella bambina per niente resiliente, crescendo vorrà cambiare le cose. Leggiamo di due giovani amiche che hanno perso gli uomini della loro vita invischiati in una spirale di criminalità. Una madre coraggiosa che protegge le figlie da violenze costanti e un'altra che cerca di aprire gli occhi a un figlio che potrebbe "perdersi" per strada o, ancora, una donna in procinto di sposarsi con un uomo di cui non è innamorata, in un matrimonio combinato dalle famiglie.
Per chi non conoscesse l’autore, la sua prosa ha una cadenza napoletana, comprensibile e musicale; nei dialoghi invece il dialetto più stretto subentra per dare enfasi e rendere ancora più concrete le azioni dei personaggi, restando comunque, per chi non avesse familiarità, accessibile. La forma colloquiale e il parlato dialettale, se non gestiti, rischiano di impoverire la cifra stilistica, ma con Longo tutto ciò non accade, la sua prosa appare sempre elegante, pulita e accattivante.
«Mia figlia è l'unica che si preoccupa un poco di me ma non è contenta di farlo e non capisce che i soldi finiranno. Mi affaccio con la testa fuori dal finestrino dico fa assai caldo amore non hai caldo al sole perché non ali in macchina è più fresco. Lei non dice niente.»
Interessante e stimolante la decisione di inserire a fine di ogni racconto una musica; spesso ci si trova a cercare il suggerimento e capire la motivazione della scelta dell'autore, sempre originale e sofisticata.
Nelle pagine di Longo, nei suoi racconti come nei suoi romanzi, vi è una crasi di una finta immutabilità che si fonde alla forza umana, che persegue senza sosta l'affrancamento e il senso di giustizia, uno yin e yang di potenze contrapposte ma complementari che creano storie uniche e profondamente vere.
di Caterina Incerti


