Meglio così di Amélie Nothomb: "meglio così" un mantra che non smette mai di risuonare


Meglio così

di Amèlie Nothomb 

Voland, febbraio 2026

Traduzione a cura di Federica Di Lella

pp. 132
€ 17,00 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)

«Odiare la propria famiglia non risolve niente e può solo danneggiare sé stessi: chi odia la propria famiglia, anche con le motivazioni migliori del mondo, finirà per odiarsi. Tra l'altro nel caso della mia famiglia materna, questo odio sarebbe ingiusto, perché mia madre è stata per me una madre fantastica.»

Amélie Nothomb, dal 1992, è autrice di più di trenta libri tradotti in Italia da Voland, con Meglio così torna in libreria con una storia toccante che, ha come perno gravitazionale, sua madre, figura molto poco esplorata nelle sue narrazioni. 

Nel periodo dell'occupazione belga, una bambina di quattro anni, viene separata temporaneamente dai genitori e dalla sorella di qualche anno più grande, e mandata, per trascorrere i mesi estivi al riparo dei bombardamenti, nella casa della nonna materna a Grand.

Quest'ultima appare come una donna arcigna, anafettiva, o affettiva solo verso il suo gatto, giudicante verso la figlia ma, selettivamente tollerante con la nipote, solo per la curiosità dimostrata da quest'ultima verso il gatto, vero re indiscusso della casa. 

I mesi estivi per la piccola Adrienne, diventano un "tour de force" mentale di sopravvivenza, alla bambina manca la madre, donna comunque molto egoriferita e particolare, sente la malinconia del padre e della sorella, ed è proprio in questo periodo, che la frase "meglio così", ripetuta per ogni sopruso o indifferenza della nonna, diventa un mantra, che risuona nelle ore solitarie, per ogni evento difficoltoso e incompressibile. 

Adrienne è forte, è una sorella responsabile, considerata dalla madre, stimata per il suo carattere forte e equilibrato dal padre, oscura la sorella, diversa da lei, che è timida e introversa. Gli anni passano, le responsabilità aumentano, i genitori vivono costantemente una profonda crisi coniugale, che condiziona tutta la famiglia, le bambine e poi ragazze in seguito, riconoscono negli amici e zii acquisiti gli amanti e le amanti dei genitori, nasce anche una sorella "riparatrice", Charlotte, ennesima responsabilità di Adrienne.

Adrienne diventa una giovane donna, incontra un ragazzo, e qui, la narrazione della Nothomb, ha un pivot significativo e si interrompe, svolta; ora è la voce della scrittrice ad irrompere nella storia, con quella sua tipica sincerità, a cui ormai il lettore si è abituato, una franchezza limpida, non imposta, priva di maschere. Solo i sentimenti autentici dell'autrice che li governa con controllo e consapevolezza.

«Amava scandalosamente la vita. Poco lei importava che la madre fosse pazza, il padre strano, le sorelle fragili.»

La prosa è sciolta, pulita, intensa nella parte autobiografica, in cui la scrittrice cerca di spiegare le motivazioni del suo silenzio dopo la morte della madre, reazione differente rispetto la morte del padre, Primo sangue, vincitore al Premio Strega Europeo, è il romanzo in prima persona a lui dedicato.

«Quando è morto mio padre ne ho parlato subito e ovunque...Quando è morta mia madre sono stata incapace di parlarne.»

Amélie tocca con lucida sincerità le corde emotive nascoste dentro di noi, durante la lettura si è figli, genitori, sorelle dei suoi personaggi, veri o di invenzione che siano, è la capacità di questa autrice, quella di creare un forte e inscindibile legame con chi legge i suoi romanzi, un rapporto di sorellanza e fratellanza, perché Amèlie, descrive la vita, quella di ognuno di noi.

di Caterina Incerti