Risplendo non brucio di Ilaria Tuti: La luce della speranza non si spegne, un romanzo storico su la guerra e la resistenza
RISPLENDO NON BRUCIO
di Ilaria Tuti
Il terzo romanzo storico di Ilaria Tuti, Risplendo non brucio, si discosta dai primi due per la collocazione storica. Fiore di roccia e Come vento cucito alla terra erano ambientati durante la prima guerra mondiale mentre, in questo libro, lo scenario, si sposta all'evento bellico successivo, la Grande Guerra.
«Il mondo è da sempre un giardino dove pasteggiano bestie feroci, mein Liebes, tenute a bada da labili confini. la guerra spalanca solamente loro le porte.»
Il Professor John Maria Adami, rinchiuso nel campo di concentramento di Dachau per aver contrastato e denunciato il nazismo all'interno dell'aule universitarie, viene prelevato da un suo ex studente, divenuto un alto ufficiale delle SS, per indagare su una morte avvenuta al Castello di Kransberg in cui risiede, in un sotterraneo, Hitler, nella sua ultima fase, ammorbato da ansie paranoiche. Ad Adami, uno dei primi in quegli anni a svolgere indagini con le più nuove teorie di medicina legale, è affidato il compito di chiarire se la morte di un ragazzo addetto alle comunicazione sia avvenuta per suicidio o per omicidio. La paura sottile, ma dilagante, è che nel castello la sicurezza del Füher sia stata compromessa.
Ada Adami vive a Trieste, è la figlia di John e i due si sono separati in maniera brusca, senza avviso, in una notte di rastrellamento in cui è morta la madre.
«L'aveva abbandonata nel momento di maggiore pericolo per inseguire un ideale etico, ancor prima che politico: questa era la verità. Questo il tradimento di un padre verso la propria creatura.»
Ada è una dottoressa, cuce abiti di nascosto per la resistenza ed è legata da una profonda amicizia con la figlia di una delle famiglie più altolocate della città. Questa ragazza ha subito una violenza efferata, ancora viva, ma priva di conoscenza. Ada, come amica e medico, non rinuncia a cercare di aiutarla, malgrado le ritrosie del padre. Inizia così per la protagonista una indagine per scoprire chi è il mostro che ha ucciso due ragazze e ferito gravemente la sua amica. Le tracce la porteranno alla Risiera di Trieste, divenuta un centro di smistamento delle SS, in cui molti triestini una volta entrati scompaiono misteriosamente.
«Un tempo la fabbrica custodiva cibo che sfamava, ora era un recinto dal quale si sollevavano sospiri di dolore.»
Come nel primo libro, la scrittrice, originaria di Gemona del Friuli, ritorna nella sua regione per ambientare questo romanzo collocando una delle due linee narrative tra Trieste e le foibe intorno a Capo d'Istria; la sua profonda e viscerale conoscenza del territorio rende la narrazione di Ada vibrante e suggestiva.
«Ada guardò l'alba sorgere seduta sul bronzo della rosa dei venti, dove i masegni scalpellati del Molo Audace terminavano a picco sull'Adriatico, sbrecciati dalle bombe.»
Scritto in terza persona, le due trame si alternano in capitoli in cui si succedono eventi posizionati su una linea temporale continua. Sicuramente la parte più dinamica è quella di Ada, ma anche la più sofferente, se l'orrore dell'Olocausto viene espresso attraverso i pensieri di John, la figlia prova la paura e il terrore di essere presa, incappucciata e poi gettata viva in una foiba.
Tuti con estremo ed efficace realismo fa emergere il massacro perpetuato dai Titini nelle Foibe. Una storia italiana per troppo tempo dimenticata e taciuta, solo nel 2004 si istituì nella giornata del 10 febbraio il giorno del ricordo per tutte le vittime.
Le due trame, alternandosi, creano una preziosa tensione narrativa in cui i colpi di scena si susseguono in un crescendo emotivo. Padre e figlia, legati da un filo invisibile con la loro mai mutata coerenza e i loro ideali, sveleranno le verità legate a queste due morti e gli abomini dei più grandi stermini del Novecento.
Scritto con una immediatezza quasi cinematografica, Tuti si conferma una certezza per le narrazioni storiche e non solo.
Di Caterina Incerti


