Vegliare su di lei di Jean-Baptiste Andrea: il romanzo rivelazione del Premio Goncourt 2023



VEGLIARE SU DI LEI
di Jean-Baptiste Andrea

La Nave di Teseo, settembre 2024

Tradizione a cura di Simona Mambrini

pp. 480
€ 22,00 (cartaceo)
€ 11,99 (ebook)

Vegliare su di lei è il romanzo vincitore del Premio Goncourt 2023, premio francese longevo molto simile per prestigio al Premo Strega in Italia. Il libro, edito da La Nave di Teseo, da sempre attenta a questi riconoscimenti internazionali - di sua pubblicazione anche L’Anomalia di Le Tellier (2020) e Urì di Kamel Daoud (2024) -, convoglia infatti su di se molti generi; un testo di finzione che si innesta a fatti storici, prendendo la forma dell’epopea e, allo stesso tempo, un vivo tendersi alle narrazioni piene di misticismo di Dan Brown.

In una piccola cella di un monastero diversi monaci raccolti in veglia circondano un anziano nei suoi ultimi istanti di vita. L’uomo alcune volte sorride lievemente, mentre in altre, in un impercettibile movimento di palpebra, fa sperare i monaci che il suo tempo non sia ancora arrivato; ma lui, in quel letto, sa che è giunto il momento di smettere di “vegliare su di lei” e di salutare definitivamente il ricordo di Viola Orsini.

Quell’uomo è Mimo Vitaliani, scultore che, per gran parte della sua vita, ha servito la famiglia Orsini di Pietra d’Alba e la Santa Chiesa di Roma; nato con una forma di acondroplasia,  sulla linea del tempo dei suoi ottant’anni, ha vissuto l’abbandono della madre in seguito alla perdita prematura del padre, la povertà, le offese, le miserie derivanti dalle Grandi Guerre e il Ventennio. Ma Mimo ha ereditato dal padre un enorme talento, con lo scalpello e i suoi attrezzi possiede la vista per rendere vive le sue opere, donando a un blocco di marmo un nuovo concetto di tridimensionalità.

Mimo all’età di 12 anni, solo, senza la madre, si trasferisce dalla Savoia francese a Pietra d’Alba, e conosce una giovane coetanea, la Marchesina Viola Orsini. I due stringono un legame inscindibile, basato sulle loro affinità elettive e sui loro sogni di vita: lei vuole imparare a volare, lui vuole diventare uno scultore.

I due ragazzi, a cui è negata la frequentazione per ragioni sociali, troveranno nel corso degli anni un modo per non lasciarsi mai, attraversando cosi insieme ogni accadimento della vita.

L’arco temporale della narrazione è ampio, comprende quasi un secolo di storia, e Andrea concepisce per il protagonista una vita piena e articolata, rendendolo a volte protagonista e a volte spettatore dei fatti storici che hanno caratterizzato gli ultimi cent’anni. La trama è finemente intrecciata, impossibile riassumere in poche righe la vita dello scultore che a tratti è rocambolesca e in altri picaresca, ma comunque aderente alla realtà. Spesso le azioni di Mimo sono negative, ma è questo aspetto, questa caratterizzazione priva di facili eroismi, che rende il personaggio più concreto.

Perché bisogna dirlo, a lettura avviata, prende il dubbio al lettore che lo scultore sia un personaggio realmente esistito: il vero nome di Mimo è Michelangelo, scolpirà nella sua vita anche lui come il Buonarroti una Pietà, incontrerà personaggi che hanno fatto la storia nel nostro paese, da Franco Maria Ricci a Maria Sarfatti, ma è proprio questa fedele ricostruzione del ventesimo secolo che consente a  un testo così corposo in termini di pagine e di avventure di essere così allineato alla tangibilità storica.

La narrazione degli eventi più discussi dei primi cent’anni sono inseriti senza retorica e con estrema neutralità, ed è singolare constatare come un autore non italiano si sia saputo destreggiare con coerenza, senza incappare in criticità spesso politicizzate, nel contesto del Ventennio italiano e dei suoi relativi strascichi.

L’arma utilizzata da Andrea per narrare i fatti in maniera imparziale consiste nel bilanciamento dei personaggi: Mimo commette errori, compie azioni negative, ha spesso ideali non puri, Viola è la luce di questo romanzo, la saggezza, la pazienza, colonna portante nelle scelte dello scultore.

«Non c'è violenza peggiore dell'abitudine. Quell'abitudine che fa si che una donna come me, intelligente, perché credo di esserlo, non può essere padrona di sé stessa. A forza di sentirmelo dire ho finito per credere che gli altri sapessero quello che io non sapevo, che avessero un segreto. L'unico segreto è che non sanno un bel niente. Questo è ciò che i miei fratelli, i Gambale e tutti gli altri, cercano di proteggere.»

La prosa dello scrittore è coinvolgente, come è congeniale la scelta della narrazione a binario su due archi temporali; il presente porta luce e chiarezza al mistero della Lei da vegliare, il passato ci svela la storia di Mimo e Viola. Vegliare su di lei è un omaggio alla dedizione in ogni suo aspetto, dedizione all’amore, alla fiducia, ma anche all’arte e alla vita.

Di Caterina Incerti