Vegliare su di lei di Jean-Baptiste Andrea: il romanzo rivelazione del Premio Goncourt 2023
VEGLIARE SU DI LEI
di Jean-Baptiste Andrea
In una piccola cella di un monastero diversi monaci raccolti
in veglia circondano un anziano nei suoi ultimi istanti di vita. L’uomo alcune
volte sorride lievemente, mentre in altre, in un impercettibile movimento di palpebra, fa sperare i monaci che il suo tempo non sia ancora arrivato; ma lui, in quel letto,
sa che è giunto il momento di smettere di “vegliare su di lei” e di salutare
definitivamente il ricordo di Viola Orsini.
Quell’uomo è Mimo Vitaliani, scultore che, per gran parte
della sua vita, ha servito la famiglia Orsini di Pietra d’Alba e la Santa
Chiesa di Roma; nato con una forma di acondroplasia, sulla linea del tempo dei suoi ottant’anni, ha
vissuto l’abbandono della madre in seguito alla perdita prematura del padre, la
povertà, le offese, le miserie derivanti dalle Grandi Guerre e il Ventennio. Ma
Mimo ha ereditato dal padre un enorme talento, con lo scalpello e i suoi attrezzi
possiede la vista per rendere vive le sue opere, donando a un blocco di marmo un nuovo concetto di tridimensionalità.
Mimo all’età di 12 anni, solo, senza la madre, si trasferisce
dalla Savoia francese a Pietra d’Alba, e conosce una giovane coetanea, la Marchesina
Viola Orsini. I due stringono un legame inscindibile, basato sulle loro
affinità elettive e sui loro sogni di vita: lei vuole imparare a volare, lui
vuole diventare uno scultore.
I due ragazzi, a cui è negata la frequentazione per ragioni sociali,
troveranno nel corso degli anni un modo per non lasciarsi mai, attraversando cosi insieme ogni accadimento
della vita.
L’arco temporale della narrazione è ampio, comprende quasi un
secolo di storia, e Andrea concepisce per il protagonista una vita piena e
articolata, rendendolo a volte protagonista e a volte spettatore dei fatti
storici che hanno caratterizzato gli ultimi cent’anni. La trama è finemente intrecciata,
impossibile riassumere in poche righe la vita dello scultore che a tratti è rocambolesca
e in altri picaresca, ma comunque aderente alla realtà. Spesso le azioni di Mimo sono negative, ma è questo
aspetto, questa caratterizzazione priva di facili eroismi, che rende il personaggio più concreto.
Perché bisogna dirlo, a lettura avviata, prende il dubbio al
lettore che lo scultore sia un personaggio realmente esistito: il vero nome di
Mimo è Michelangelo, scolpirà nella sua vita anche lui come il Buonarroti una Pietà,
incontrerà personaggi che hanno fatto la storia nel nostro paese, da Franco Maria
Ricci a Maria Sarfatti, ma è proprio questa fedele ricostruzione del
ventesimo secolo che consente a un testo così corposo in
termini di pagine e di avventure di essere così allineato alla tangibilità storica.
La narrazione degli eventi più discussi dei primi cent’anni sono inseriti senza retorica e con estrema neutralità, ed è singolare
constatare come un autore non italiano si sia saputo destreggiare con coerenza,
senza incappare in criticità spesso politicizzate, nel contesto del Ventennio
italiano e dei suoi relativi strascichi.
L’arma utilizzata da Andrea per narrare i fatti in maniera
imparziale consiste nel bilanciamento dei personaggi: Mimo commette errori,
compie azioni negative, ha spesso ideali non puri, Viola è la luce di questo romanzo,
la saggezza, la pazienza, colonna portante nelle scelte dello scultore.
La prosa dello scrittore è coinvolgente, come è congeniale la scelta della
narrazione a binario su due archi temporali; il presente porta luce e chiarezza
al mistero della Lei da vegliare, il passato ci svela la storia di Mimo e
Viola. Vegliare su di lei è un omaggio alla dedizione in ogni suo
aspetto, dedizione all’amore, alla fiducia, ma anche all’arte e alla vita.
Di Caterina Incerti


