Solo un giorno di Marco Lodoli: il tempo sospeso nelle nostre moltitudini
SOLO UN GIORNO
Di Marco Lodoli
Einaudi, maggio 2026
«...uscito dall'impotenza, ho cambiato vita in un giorno.»
Possiamo essere noi stessi, individui con uno scopo, con delle esistenze già da tempo costruite, allo stesso tempo contenere altre e innumerevoli vite, di persone magari incontrate, e coesistere con sogni differenti, con ambizioni diverse? In una frazione di un giorno, di un'intera vita, forse sì.
È quello che Marco Lodoli, scrittore storico di Einaudi, traduttore di Agota Kristof, ha voluto far emergere con una poetica morbida che ruota tra il realismo e il fiabesco. La narrazione è un costante volteggio tra la tematica del tempo, con la sua natura percettiva così mutevole, e la considerazione consapevole o meno che si ha di sé stessi e della propria esistenza.
Una mattina, un laureando si sveglia nel suo letto, i rumori in sottofondo della casa rivelano che i genitori con entusiasmo stanno già preparando la festa in suo onore che, da lì a poche ore, si consumerà.
Il ragazzo si prepara, indossando un abito elegante e di ottima fattura; il padre era un sarto e ha speso un'intera vita, e i suoi risparmi, per sostenere il figlio fino alla laurea. Il ragazzo, tra la felicità e l'apprensione dei genitori, esce di casa, accende il motorino scassato, pronto per attraversare Roma, raggiungere La Sapienza, e quindi laurearsi. In strada, davanti al condominio, il ragazzo incontra Cecilia, una sua vicina diciottenne per la quale da sempre nutre un tenero affetto; nelle sue lunghe giornate lui la osserva dalla sua finestra, mentre lei balla davanti allo specchio nella sua camera.
Cecilia sale sul motorino, lui vuole che lei sia presente in un giorno che, forse, non può affrontare da solo.
I due non si separeranno per tutta la giornata, ed è da questo preciso momento della narrazione che il lettore entra "nel viaggio" di questo ragazzo, una realtà che abbraccia costantemente l'imprevisto, come unica metafora possibile per accentuare l'inadeguatezza dell'essere umano in relazione ai cambiamenti e alle sfide della vita.
«Sogni e realtà abitano nella stessa casa.»
Non solo, sembra che Lodoli con il suo romanzo voglia esplorare in prosa, con una cifra stilistica che punta all'onirico, il famoso verso di Walt Whitman, in Canto di me stesso, Io sono immenso, contengo moltitudini.
«Un solo giorno può contenere tanti anni.»
Ma anche una moltitudine di esistenze.
Il romanzo di Lodoli, è un enigma da risolvere, come è poi la vita, ma è anche una riflessione sulla capacità dell'uomo di usare la propria di "intelligenza" e la sua immaginazione, fonte inesauribile di personale narrazione.
«...e sento che la vita dovrebbe essere così, almeno un minuto ogni giorno, un diamante di sole e di acqua e di baci, una cosa preziosa fatta di niente e amore, che si stringe e si scioglie e non si può fermare.»
Di Caterina Incerti


