Spazzatura di Sylvia Aguilar Zéleny: un romanzo polifonico e femminile


SPAZZATURA
Di Sylvia Aguilar Zéleny

Ventanas, novembre 2025

Traduzione a cura di Serena Bianchi 

pp. 251

€ 18,00 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)

Spazzatura è il secondo romanzo, tradotto in Italia e pubblicato da Ventanas, di Sylvia Aguilar Zéleny, autrice messicana riconoscibile indubbiamente per le sue trame crude in cui il degrado urbano diventa un acceleratore e una metafora facilitatrice per rendere densamente concrete le emozioni dei suoi personaggi finemente costruiti.

Alicia, Griselda e Reyna sono tre donne che danno corpo e sostanza al romanzo Spazzatura, sono le voci distinte e gli occhi che ci narrano la vita vissuta ai margini di una discarica, il più grande centro di spazzatura posto vicino a una linea di confine tra il Messico e gli Stati Uniti d’America. La trama infatti è ambientata tra Ciudad Juarez ed El Paso. Le tre donne sono all’apparenza diverse, sia per estrazione sociale, che per background culturale, per vissuti e aspirazioni, ma diverse linee intersecate di emotività e di rivalsa le attraversano e, soprattutto, esse hanno qualcosa le accomuna, la discarica.

Alicia era solo una bambina quando rovistava nella spazzatura cercando gli scarti dei gringos, prodotti nuovi buttati senza criterio, ma anche oggetti vecchi recuperabili, oltre al cibo che mancava puntualmente sulla sua tavola.

«Sì signore, già da allora campavo con gli scarti degli altri. Io stessa ero lo scarto di qualcuno.»

Ogni cosa che sa della vita gliela ha insegnata la discarica.

«Quello che altri lasciano a metà, a noi ci completa.»

Griselda è una ricercatrice che giunge nel centro di raccolta ogni giorno da El Paso per monitorare la vita ai bordi della discarica, per analizzare le dure regole non scritte che governano questo luogo, e per studiare gli abitanti intenti a non soccombere alla povertà.

«È da due ore che camminiamo sopra a cose che in genere ci fanno schifo. Calpestando terra morta. Morta, è strano a dirlo, soprattutto perché su questa terra “morta” di vita ce n’è tanta.»

Reyna è una prostituta transgender che batte i marciapiedi limitrofi alla discarica, non sopporta il fetore che arriva e alleggia in ogni stagione dell’anno con qualsiasi temperatura, ma è lì la sua casa e la sua famiglia allargata con cui vive e lotta per la sopravvivenza.

«Certe estati, questo è vero, la puzza si sente anche a venti isolati, un tanfo che si propaga, si propaga, si propaga e arriva fino a noi.»

Le storie di queste tre donne alternano crudezza, lucido orrore, ma in loro scorre anche una vibrazione intima di speranza. Le tre voci si alternano in capitoli in un ciclo struggente di umanità. Gl’io narranti amplificano il tormento e l’angoscia, come invece la seconda persona al singolare usata da Reyna, per narrare la sua vita ad una giovane prostituta, aliena la sua condizione di vita.

Non è il primo romanzo proposto nel panorama editoriale di narrativa straniera ad avere tematiche e ambientazioni decadenti che spesso si trovano nella letteratura latino americana e ispanica; il filone del decadentismo urbano portato all’esasperazione appare sia una esigenza narrativa, sia un modo per svettare e scuotere gli animi. In questo romanzo vi sono tutte le grandi tematiche attuali: la povertà, l’abbrutimento, l’abuso, l’illegalità, lo sfruttamento, l’opportunismo, gli sprechi e gli sperperi del consumismo; la voce dell’autrice, la sua identità, la sua cifra stilistica, la sua visione è tutta condensata nel modo in cui tratta questi temi, alternando tenerezza, cinismo, brutalità e sincerità.

Vi sono romanzi che fanno da porta voce a una grande bellezza poetica ed estetica della vita, ve ne sono altri che si concentrano sull’orrore che ci circonda. Non c’è giusto o sbagliato, la letteratura è il veicolo per raccontare il mondo, la penna degli scrittori la voce.

Sylvia Aguilar Zéleny, con una prosa polifonica e incisiva, soddisfa ogni esigenza di un lettore alla ricerca di trame forti e di impatto che raccontano, con durezza e verità, quello che spesso non vogliamo “vedere” ma che, indubbiamente, esiste e ci circonda.

Di Caterina Incerti