Spazzatura di Sylvia Aguilar Zéleny: un romanzo polifonico e femminile
SPAZZATURA
Di Sylvia Aguilar Zéleny
Spazzatura è il secondo romanzo, tradotto in Italia e pubblicato da
Ventanas, di Sylvia Aguilar Zéleny, autrice messicana riconoscibile
indubbiamente per le sue trame crude in cui il degrado urbano diventa un
acceleratore e una metafora facilitatrice per rendere densamente concrete le
emozioni dei suoi personaggi finemente costruiti.
Alicia, Griselda e Reyna sono tre donne che danno corpo e
sostanza al romanzo Spazzatura, sono le voci distinte e gli occhi che ci
narrano la vita vissuta ai margini di una discarica, il più grande centro di
spazzatura posto vicino a una linea di confine tra il Messico e gli Stati Uniti
d’America. La trama infatti è ambientata tra Ciudad Juarez ed El Paso. Le tre
donne sono all’apparenza diverse, sia per estrazione sociale, che per background
culturale, per vissuti e aspirazioni, ma diverse linee intersecate di emotività
e di rivalsa le attraversano e, soprattutto, esse hanno qualcosa le accomuna,
la discarica.
Alicia era solo una bambina quando rovistava nella spazzatura
cercando gli scarti dei gringos,
prodotti nuovi buttati senza criterio, ma anche oggetti vecchi recuperabili, oltre
al cibo che mancava puntualmente sulla sua tavola.
«Sì signore, già da allora campavo con gli scarti degli
altri. Io stessa ero lo scarto di qualcuno.»
Ogni cosa che sa della vita gliela ha insegnata la discarica.
«Quello che altri lasciano a metà, a noi ci completa.»
Griselda è una ricercatrice che giunge nel centro di raccolta
ogni giorno da El Paso per monitorare la vita ai bordi della discarica, per analizzare
le dure regole non scritte che governano questo luogo, e per studiare gli
abitanti intenti a non soccombere alla povertà.
«È da due ore che camminiamo sopra a cose che in genere ci
fanno schifo. Calpestando terra morta. Morta, è strano a dirlo, soprattutto
perché su questa terra “morta” di vita ce n’è tanta.»
Reyna è una prostituta transgender che batte i marciapiedi
limitrofi alla discarica, non sopporta il fetore che arriva e alleggia in ogni
stagione dell’anno con qualsiasi temperatura, ma è lì la sua casa e la sua
famiglia allargata con cui vive e lotta per la sopravvivenza.
«Certe estati, questo è vero, la puzza si sente anche a venti
isolati, un tanfo che si propaga, si propaga, si propaga e arriva fino a noi.»
Le storie di queste tre donne alternano crudezza, lucido orrore,
ma in loro scorre anche una vibrazione intima di speranza. Le tre voci si
alternano in capitoli in un ciclo struggente di umanità. Gl’io narranti amplificano il tormento e
l’angoscia, come invece la seconda persona al singolare usata da Reyna, per
narrare la sua vita ad una giovane prostituta, aliena la sua condizione di
vita.
Non è il primo romanzo proposto nel panorama editoriale di
narrativa straniera ad avere tematiche e ambientazioni decadenti che spesso si
trovano nella letteratura latino americana e ispanica; il filone del decadentismo
urbano portato all’esasperazione appare sia una esigenza narrativa, sia un modo
per svettare e scuotere gli animi. In questo romanzo vi sono tutte le grandi
tematiche attuali: la povertà, l’abbrutimento, l’abuso, l’illegalità, lo sfruttamento,
l’opportunismo, gli sprechi e gli sperperi del consumismo; la voce
dell’autrice, la sua identità, la sua cifra stilistica, la sua visione è tutta
condensata nel modo in cui tratta questi temi, alternando tenerezza, cinismo,
brutalità e sincerità.
Vi sono romanzi che fanno da porta voce a una grande bellezza
poetica ed estetica della vita, ve ne sono altri che si concentrano sull’orrore
che ci circonda. Non c’è giusto o sbagliato, la letteratura è il veicolo per
raccontare il mondo, la penna degli scrittori la voce.
Sylvia Aguilar Zéleny, con una prosa polifonica e incisiva,
soddisfa ogni esigenza di un lettore alla ricerca di trame forti e di impatto
che raccontano, con durezza e verità, quello che spesso non vogliamo “vedere”
ma che, indubbiamente, esiste e ci circonda.
Di Caterina Incerti


