Lontano da ogni riva di Jean-Claude Izzo: l'effimero nella sua forma più pura
LONTANO DA OGNI RIVA
di Jean-Claude Izzo
Jean-Claude Izzo, scrittore marsigliese inventore del genere noir con ambientazione nel Mediterraneo, scomparso prematuramente nel 2000, è un autore conosciuto e apprezzato in particolar modo per la sua trilogia più riuscita e famosa, quella di Fabio Montale: Casino totale, Chourmo e Solea.
Non sempre si ricorda che Izzo era anche un poeta, con una percezione sensibile e dalla penna cruda che ha generato liriche colorate e profumate come la sua costante musa Marsiglia.
La casa editrice Ensemble raccoglie tutti i suoi versi in uno scrigno antologico dalle edizione curata che rende onore e omaggia la vividezza e la concretezza della poeticità di Izzo.
I versi sono anticipati dalla prefazione di Annalisa Comes, traduttrice e curatrice dell'opera che inaugura anticipando al lettore la natura dell'antologia e le ispirazioni dello scrittore.
All'interno del volume vi sono le illustrazioni del poliedrico Jacques Ferrandez, fumettista, illustratore e contrabbassista di jazz francese. Questo artista vive nel Sud della Francia e, come si può notare, i versi di Izzo si legano in maniera semplice ed elegante agli sketches puliti di Ferrandez che, grazie alla sua provenienza e alla sua familiarità con le ambientazioni del poeta, ha saputo cogliere lo spirito della poeticità dell'opera.
Marsiglia, sempre lei, nelle suggestioni e nelle visioni di Izzo, prima come protagonista nei suoi romanzi e poi co-protagonista insieme al mare nei versi in Lontano da ogni riva.
«Appartengo al Mediterraneo. Questo mare lo vivo, lo respiro, lo sogno, lo penso da un solo punto di vista. Quello di Marsiglia.»
I versi variano per struttura all'interno dell'opera, alcune volte il poeta predilige la forma della prosa poetica e altre volte le poesie sono composte da un solo verso che può assomigliare a una terzina.
In tutte le metriche in cui Izzo sbriglia le sue visioni vi sono elementi in comune. L'effimero nella sua forma più pura: la bellezza di ogni cosa sfuggevole e il valore dell'istantaneità come unico mezzo per contemplare l'immediato, come unica fonte del piacere di vivere.
«Allora frugare/ fino alla disperazione la trama dei giorni,/ sfarla. Cielo contro terra,/ acqua contro sole,/ora dopo ora.»
Il tema del sogno, con le sue visioni e premonizioni e con i suoi interrogativi, è inserito alcune volte con un sentimento di cupezza che ricorda i quesiti del grande Ferdinando Pessoa. L'oblio e il sogno sono intrinsecamente legati alla natura, il mare, il sole, le piante mediterranee, gli odori della città ma anche quelli della terra che colorano queste poesie, inno d'amore al Mediterraneo.
«Il mio sangue arriva a marea alta./ Il rilievo degli arnesi emerge nei miei sogni, e scava il sogno./ Le mie mani sanno l'ora.»
«Fisso, percorro il paesaggio nel pieno del suo giorno./ Tanfi di memoria dalle essenza violente - timo, resina e santoreggia confusi - risvegliano la linfa che sale in me./ Il sole mi accoglie in una risacca di silenzio.»
Le acque di quell'inconfondibile punto di blu che bagnano la Liguria, la Costa Azzurra e la Provenza hanno ispirato grandi autori, dal Premio Nobel per la letteratura Eugenio Montale, a Louis Brauquier, a Émile Sicard, ma uno scrittore, non un poeta, poco ricordato, rievoca la voracità sensoriale di Izzo, Francesco Biamonti. Chi avesse avuto l'occasione di leggere questo autore troverà delle similitudini nelle descrizioni del paesaggio come soggetto cardine funzionale per la espressività intima.
Izzo possedeva una sensibilità acuta, e la capacità di vivere ogni frammento di vita come unica strada percorribile per riconoscere la felicità nascosta in ogni istante.
«(Solo le ossa nella terra potrebbero rivelare i cammini di sopravvivenza, ma mi manca il coraggio di verificare se il coraggio dei morti è più tenace di quello dei vivi).»
Di Caterina Incerti


